Corus Cafè
Corus Cafè

n.28/2026 di Niccolò Carosi

Dallo schermo del pc alla via per Santiago: la fuga dalla velocità di Andrea Ponticiello

Fermarsi per ritrovarsi. Andrea Ponticiello si racconta a Corus Cafè partendo dal suo libro "Io sono il Cammino". Un viaggio fisico e spirituale verso Santiago, nato dal bisogno di rallentare, cercare la propria verità e trasformare un atto di fede in una rinascita profonda.

  • Hai pubblicato il tuo primo libro tra "Io sono il Cammino". La tua è un'esperienza che negli ultimi decenni si è molto diffusa, specialmente tra i giovani. Cosa ti ha spinto ad intraprendere il cammino di Santiago di Compostela.
  • Ho intrapreso il Cammino di Santiago di Compostela perché un giorno davanti al computer, mi sono reso conto che andavo troppo veloce, che la mia vita mi stava attraversando e soprattutto che non sapevo dove stessi andando. Stavo affogando, giorno dopo giorno, aggrappato al salvagente bucato delle mie buone maniere.
    Dovevo fermarmi per pensare, per imparare ad amare prima me stesso e poi gli altri. Per salvarmi.
    Dovevo partire per cercare il motivo della mia esistenza. per tutto questo, dovevo trovare non la risposta, ma la domanda giusta.
  • Che tipo di esperienze hai affrontato durante il cammino e quanto sono state utili al fine della tua ricerca interiore?
  • Ho affrontato esperienze di tipo fisico, per esempio pochi giorni prima di partire mi sono fatto male al ginocchio, dolore che non avevo mai avuto in vita mia, ma che mi sono portato per almeno 500 km lungo il cammino. Questo è stato uno degli indizi del cammino che mi ha fatto capire che tutto quanto ci accade, ha un motivo.
    L'esperienza psicologica mi ha insegnato che poi arrivare stanco la sera, dolorante, distrutto, ma sai che domani ti devi alzare e continuare a camminare, e anche domani l'altro e così via, finché non raggiungi l'obiettivo che ti sei prefissato, andando anche oltre come nel mio caso: non fermarmi a Santiago, ma arrivare fino a Muxia e poi Finisterre, per la rinascita definitiva.
    Ho avuto esperienze spirituali, continue "illuminazioni", verità che mi si palesavano in momenti inaspettati, come quella che mi ha fatto scoprire la domanda che cercavo.
    Le esperienze sono tutte utili, bisogna solo sapersi "attenzionare" ed andare in profondità.
  • Il tuo cammino può essere l'inizio di una rinascita ma soprattutto è un atto di fede?
  • Per me Il cammino è stato un atto di rinascita, soprattutto perché mi sono accorto che più andavo verso Ovest più stavo "morendo". Io sono morto durante il cammino, il mio vecchio me è morto, e ho avuto la possibilità di rinascere ed essere la persona che in realtà ora sono.
    Secondo me è un atto di fede verso se stessi, nel credere che ce la possiamo fare, nel credere che ci possiamo amare.
    È un atto di Fede nel credere che non possiamo tornare indietro e cambiare l'inizio ma possiamo iniziare da dove siamo e cambiare il finale, in qualsiasi momento.
    Ed è un atto di fede verso la vita, per la quale, ho un infinita fede.
  • Oggi Andrea cosa ricerca?
  • Mi definisco un cercatore di meraviglia: sin da piccolo ho sempre vissuto appieno questa emozione quando arrivava. Da diversi anni cerco quella che chiamo la Verità, a cui mi avvicino aumentando la mia conoscenza, la mia crescita personale, relazionale, spirituale.
    Mi ha sempre incuriosito approfondire l'impulso mentale da cui nasce tutto e con la mia maturità, ora, mi rendo conto che forse, sono sempre stato e sono, alla ricerca del Principio